L’osteoartrosi, nota comunemente come artrosi o nel caso del ginocchio come gonartrosi, è definita classicamente come una condizione clinica degenerativa della cartilagine articolare, correlata all’invecchiamento. Bisogna fare subito una distinzione tra artrosi radiografica (visibile alla RX) e artrosi clinica (ossia caratterizzata da una serie di segni e sintomi). L’artrosi clinica è definita dalla presenza di dolore e almeno 3 dei 6 sintomi sotto elencati:
Età > 50 anni;
Rigidità mattutina;
Crepitii al movimento;
Dolenzia alla palpazione ossea;
Allargamento osseo;
Assenza di calore alla palpazione.
È una patologia la cui prevalenza aumenta dopo i 65 anni e colpisce più le donne rispetto agli uomini.
Il paziente con artrosi di ginocchio (artrosi dell’articolazione femoro-tibiale, con o senza interessamento dell’articolazione femoro-rotulea) può riferire:
- dolore “meccanico”, che solitamente peggiora la sera e migliora con il riposo;
- sensazione di cedimento articolare in carico (portando il peso corporeo sull’arto malato, ad es. camminando, “si sente il ginocchio che cede”);
- rigidità mattutina o da inattività, che di norma regredisce entro 30-60 minuti, con il movimento;
- una sensazione di tensione o gonfiore posteriormente, a livello del cavo popliteo (posteriormente al ginocchio), può essere tal volta presente a causa della cisti di Baker, che consiste in un accumulo di essudato infiammatorio nella parte posteriore della capsula articolare;
- dolore a riposo e durante la notte, tipicamente nelle fasi avanzate;
le cause dell’osteoartrosi sono classificabili in cause meccaniche (traumi, interventi chirurgici) e cause congenite (fattori genetici e ambientali. L’osteoartrosi correla con patologie come l’obesità o l’insulino-resistenza).
Il trattamento dell’artrosi di ginocchio può essere conservativo o chirurgico. Il conservativo è la prima strada da percorrere e consiste in terapia manuale per controllo dolore e recupero mobilità articolare associato ad esercizio terapeutico e modifica dello stile di vita per ridurre i fattori di rischio e cercare di rallentare il progredire della patologia. Solo se il trattamento conservativo fallisce e quindi il paziente presenta artrosi radiografica, dolore e limitazione funzionale allora è consigliato l’intervento chirurgico.


