Sindrome femoro-rotulea: si tratta di una condizione clinica caratterizzata da dolore retro-patellare (percepito dietro la rotula) e/o peripatellare (percepito attorno alla rotula) nella quale il dolore è aggravato da almeno una delle seguenti attività:
- accovacciamenti (squat)
- salire e scendere le scale
- jogging/corsa – saltare.
Ci sono delle caratteristiche addizionali, che possono esserci o meno:
- crepitii (il paziente sente grattugiare, ‘grinding’ durante la flessione di ginocchio);
- dolorabilità alla palpazione delle faccette articolari rotulee;
- lieve gonfiore;
- moving sign (segno del cinema): la posizione seduta prolungata per tanto tempo (oltre 30 min) procura dolore tipico. Questa caratteristica se pur addizionale è presente nel 50% dei casi di dolore femoro-rotuleo.
È una problematica molto diffusa soprattutto tra adolescenti, sportivi e persone di sesso femminile.
Le cause alla base della sindrome femoro-rotulea sono da suddividere in cause locali (cattivo scorrimento della rotula sul femore a causa della debolezza delle strutture mediali del ginocchio), cause prossimali (debolezza degli estensori e abduttori d’anca) e cause distali (eccessiva pronazione del piede).
Se non inquadrato, correttamente ed in tempi brevi, e se non trattato in modo appropriato, il dolore femoro-rotuleo può andare incontro a cronicizzazione, in altre parole, diventare persistente o recidivante (tornare ad affliggerci periodicamente).
Il trattamento ha come primo obiettivi la riduzione e il controllo del dolore. Per ridurre il dolore viene consigliato il taping rotuleo, terapia manuale per il trattamento dei trigger point ed esercizio terapeutico. Per quest’ultimo è fondamentale un approccio attivo da parte del paziente. Parlando di esercizio, l’aspetto fondamentale di cui tener conto è ridurre la pressione articolare a livello femoro-rotuleo. Pertanto nella prima fase si propongono esercizi tra gli 0 e i 45 gradi a catena cinematica chiusa (squat) e tra i 90 e i 45 gradi a catena cinematica aperta ( leg extension). Poiché in questa fase è fondamentale la gestione del dolore, un altro aspetto fondamentale è l’educazione del paziente e la modifica delle attività della vita quotidiana.
Passata la fase di maggiore irritazione, è importante intraprendere un programma di esercizio terapeutico di rinforzo muscolare che coinvolga tutto l’arto inferiore, per limitare il rischio che il dolore divenga ricorrente o persistente.


