La paralisi del VII nervo cranico, o nervo facciale, è una condizione patologica che può avere diverse cause e può evolvere in differenti quadri clinici. Le cause più diffuse sono riconducibili ad infezioni acute, traumi ossei, malformazioni intracraniche, tumori ed eventi cardiovascolari.
Si tratta di una condizione invalidante sotto più punti di vista, che può influenzare la persona nelle attività di vita quotidiana ed in modo non meno importante per quanto riguarda l’aspetto psicologico e sociale. Una valutazione completa che tenga conto della diagnosi differenziale ed un intervento riabilitativo mirato, fondato sulle recenti scoperte riguardanti la neuroplasticità e la capacità del sistema nervoso di creare nuove interazioni neuronali, rappresenta un valido strumento per un recupero ottimale di questa condizione così invalidante.
La paralisi del nervo facciale si manifesta con asimmetria del viso, evidenziabile dall’allargamento della rima palpebrale, dallo spianamento delle rughe della fronte, dall’appiattimento del solco naso-genieno dal lato colpito, dallo stiramento della connessione labiale del lato sano e dall’abbassamento di quella del lato colpito con perdita di saliva dal lato leso.
La chiusura volontaria dell’occhio risulta impossibile e, nel tentativo di eseguire tale gesto, l’occhio devia verso l’alto e all’esterno; questo fenomeno chiamato lagoftalmo può portare a lacrimazione incontrollata. Impossibili sono, inoltre, i gesti del soffiare, annusare, mostrare i denti, gonfiare le guance e trattenere l’acqua e l’interessamento dei muscoli masticatori determina la presenza di residui di cibo nella cavità orale.
La lingua può apparire lievemente inclinata verso il lato colpito a causa del deficit dei muscoli stiloioideo e digastrico posteriore, mentre una metà del collo può mostrarsi più sottile per deficit del muscolo platisma. Se è leso il muscolo stapedio, può comparire iperacusia per i toni bassi.
La riabilitazione nei pazienti con paralisi del VII nervo cranico avrà l’obiettivo di promuovere l’utilizzo e la funzionalità ottimale dei muscoli da esso innervati ed il graduale ritorno alle attività di vita quotidiana e sociale. Il Fisioterapista in particolare partirà da un accurata anamnesi e valutazione del paziente facendo attenzione a capire quali sono le azioni e i muscoli maggiormente compromessi e deciderà quale tipologia di approccio sia più indicata al caso specifico valutando i fattori contestuali e la storia del paziente.


